letteratura asiatica, narrativa contemporanea, recensioni

Recensione – Finché il caffè è caldo.

Autore: Toshizaku Kawaguchi
Edizione: Garzanti
Genere: Narrativa Contemporanea
Data di pubblicazione: dicembre 2015.

Trama: In Giappone c’è una caffetteria speciale. È aperta da più di cento anni e, su di essa, circolano mille leggende. Si narra che dopo esserci entrati non si sia più gli stessi. Si narra che bevendo il caffè sia possibile rivivere il momento della propria vita in cui si è fatta la scelta sbagliata, si è detta l’unica parola che era meglio non pronunciare, si è lasciata andare via la persona che non bisognava perdere. Si narra che con un semplice gesto tutto possa cambiare. Ma c’è una regola da rispettare, una regola fondamentale: bisogna assolutamente finire il caffè prima che si sia raffreddato. Non tutti hanno il coraggio di entrare nella caffetteria, ma qualcuno decide di sfidare il destino e scoprire che cosa può accadere. Qualcuno si siede su una sedia con davanti una tazza fumante. Fumiko, che non è riuscita a trattenere accanto a sé il ragazzo che amava. Kotake, che insieme ai ricordi di suo marito crede di aver perso anche sé stessa. Hirai, che non è mai stata sincera fino in fondo con la sorella. Infine Kei, che cerca di raccogliere tutta la forza che ha dentro per essere una buona madre. Ognuna di loro ha un rimpianto. Ognuna di loro sente riaffiorare un ricordo doloroso. Ma tutti scoprono che il passato non è importante, perché non si può cambiare. Quello che conta è il presente che abbiamo tra le mani. Quando si può ancora decidere ogni cosa e farla nel modo giusto. La vita, come il caffè, va gustata sorso dopo sorso, cogliendone ogni attimo.


Ciao a tutti, sono Maica e ho l’onore di aprire le danze in questo blog, con quest’opera.
Pochi libri mi hanno fatta stare per minuti davanti al documento bianco a chiedermi ininterrottamente: “ma quindi ti è piaciuto, o no?”
Finchè il caffè è caldo è un libro su cui ho gli occhi da un po’ e per qualche motivo le aspettative erano così alte che, dopo le prime trenta pagine mi sono dovuta fermare e pensare.
Perché non mi stava piacendo.
Per niente.
La scrittura era troppo basilare e infantile, i discorsi risultavano imbarazzanti al punto che qualche frase ho dovuto anche saltarla e la trama non proseguiva, anzi, ogni volta che sembrava andare avanti in realtà era solo la barista che elencava altre duecento regole su tutto il procedimento attorno al quale gira la storia. E di cosa parla, questa storia? E’ qui che cambia tutto.
Il libro si svolge interamente all’interno di questo piccolo caffè sperduto la cui fama è dovuta a una leggenda metropolitana costruita sul suo nome: chiunque entri nel bar, può tornare indietro nel tempo, se lo desidera.
Ci sono cinque regole principali perché questo avvenga:

1. Sei in una caffetteria speciale. C’è un unico tavolino e aspetta solo te.

2. Siediti e attendi che il caffè ti venga servito.

3. Tieniti pronto a rivivere un momento importante della tua vita.

4. Mentre lo fai ricordati di gustare il caffè a piccoli sorsi.

5. Non dimenticarti la regola fondamentale: non lasciare per alcuna ragione che il caffè si raffreddi.

E poi ce ne sono altre cento che scoprirete capitolo per capitolo.     
E’ di questo che parla il libro, se ci vogliamo fermare alla trama e alla superficie. Ed è per questo che all’inizio la storia risulta essere quasi noiosa: perché la prima storia è più un modo per farci capire le dinamiche, per spiegarci a cosa assisteremo e perché sarà tutto così complicato.
Ma dal secondo capitolo si entra nelle storie dei protagonisti che si allacciano e si scontrano e senza accorgercene ci ritroviamo immischiati in queste vicende, pieni d’amore e di speranza. Questo libro dà la possibilità di riflettere sui momenti mancati, sull’importanza di manifestare i nostri sentimenti quando ne abbiamo ancora l’occasione.
Sul dare importanza a ogni momento.
I protagonisti sono consapevoli che tornando indietro nessuna delle loro azioni potrà in alcun modo influenzare il presente, ma è il loro cuore quello che avrà subito il cambiamento più grande una volta tornati indietro. A tornare indietro nel tempo sono quattro donne: Fumiko, Kotake, Hirai e Kei – con una piccola eccezione per quest’ultima – e attraverso loro vivremo quattro forme d’amore completamente diverse. Quello di una ragazza alle prese con il primo amore, quello di una moglie che darebbe tutto per un solo secondo in più con il marito, quello di una sorella e quello di una madre. Le vite di tutte loro cambieranno drasticamente dopo soli dieci minuti passati a contatto il passato perché torneranno tutte con nuove consapevolezze.
La parte dolce amara di questa storia, è proprio questa: dover vivere con loro il processo di nuova autoconsapevolezza dei propri sentimenti. E dalle prime pagine in cui saremo poco convinti, ci ritroveremo a dover gestire più emozioni insieme finendo per sentire il cuore appesantito.

Ho finito il libro con gli occhi bagnati. Ancora neanche io so per cosa stessi piangendo, nello specifico. Forse anch’io attraverso queste quattro storie ho raggiunto una sorta di nuova auto consapevolezza di me e delle emozioni che provo di fronte a certe storie.
Forse, alla fine, è proprio questa la magia di questa storia.
Dal libro è tratto anche un film in lingua originale,“Cafè Funiculì Funiculà“, diretto da Ayuko Tsukahara.

Vi ringrazio per aver seguito il filo non troppo ordinato dei miei pensieri, ci leggiamo alla prossima,
Maica.

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