fantasy, young adult

Recensione – La vita invisibile di Addie La Rue.

Autore: V. E. Schwab
Edizione: Mondadori
Genere: Fantasy, Young Adult
Data di pubblicazione: ottobre 2020.

Trama: E se potessi vivere per sempre, ma della tua vita non rimanesse traccia perché nessuna delle persone che incontri può ricordarsi di te?
Nel 1714, Adeline LaRue incontra uno sconosciuto e commette un terribile errore: sceglie l’immortalità senza rendersi conto che si sta condannando alla solitudine eterna.
Tre secoli di storia, di storie, di amore, di arte, di guerra, di dolore, della solennità dei grandi momenti e della magia di quelli piccoli.
Tre secoli per scegliere, anno dopo anno, di tenersi stretta la propria anima.
Fino a quando, in una piccola libreria, Addie trova qualcuno che ricorda il suo nome.


Recensione:

L’ultima volta che un libro mi ha presa così tanto è stato sette anni fa, ed è stato “L’ombra del vento” di Carlos Ruiz Zafon, uno dei miei libri preferiti di sempre.
Ho provato a collezionare e ordinare pensieri per giorni prima di scrivere questa recensione e sono giunta alla conclusione che niente di quel che scriverò sarà mai al livello di ciò che ho provato leggendo questo libro. Me ne sono fatta una ragione.
“La vita segreta di Addie La Rue” è il primo libro che io abbia mai letto di Victoria Schwab e non serve neanche dire che rimedierò recuperando al più presto possibile tutti i suoi altri romanzi.

Lasciando un attimo da parte la trama, questo libro è scritto in uno stile così tanto peculiare che dopo la prima pagina mi sono alzata, sono andata da mia madre e le ho detto “ho trovato Un mio libro” – nel senso che è davvero difficile per me trovare, stilisticamente, qualcosa che mi faccia impazzire. Qualcosa scritto così bene che vorrei prendere a pugni l’autrice, in questo caso, perché la cura dietro la scelta di ogni singola parola è così evidente, così soppesata, che ti chiedi come qualcuno possa avere così tanto talento.
Come qualcuno sia così capace di usare le parole per smuovere sensazioni. Come se le parole fossero un dono.
A questo uniamo poi la costruzione dei personaggi che è un altro dettaglio a cui do forse fin troppa importanza (e che pochi autori sono in grado di attuare), la trama generale e lo stile che predilige frasi corte e secche.. e io sono venduta come le persone in questo libro vendono le anime al diavolo.

Ma proviamo a procedere per gradi.

Chi è Addie La Rue? Questo nome enorme che è l’unica cosa a comparire sulla copertina.

Adeline (Addie) La Rue è una ragazza nata a Villon nel 1700, ma le cui vicende che noi leggeremo si svolgono nel 2014. Addie è vittima di una maledizione che a modo suo la rende libera, libera da ogni vincolo della vita: nessuno si ricorda di lei. Mai. Basta che qualcuno esca dalla stanza per rimuovere completamente la sua esistenza dal proprio cervello. Ma perché?
Addie non ha mai creduto in Dio, a differenza della sua famiglia devota a questa figura. Addie, però, credeva nelle divinità. Insieme a un’anziana signora di paese Addie ha imparato a pregare e a fare offerte a quest’ultime seppur sempre invano. Questa fede ha però sempre accompagnato Addie nei primi anni della sua vita – prima della maledizione – quando tutto ciò che voleva era vivere d’arte e scappare dal minuscolo villaggio in cui viveva. C’era una sola regola, da seguire:

Non pregare mai gli dèi che sono in ascolto dopo il tramonto.

Ed è proprio questa piccola mancanza che cambierà la vita di Addie per sempre. La fuga nei boschi dopo un tentativo fallito di darla in moglie a uno sconosciuto, il disperato bisogno di libertà e la sua costante ricerca di indipendenza la porteranno a commettere un errore. La totale disperazione le offuscherà la mente e così, nella notte, in un sussurro, chiederà un aiuto alle divinità.

A quelle a cui non ci si deve mai rivolgere.

Ed è così che la vita di Addie cambia per sempre. Ed è così che Addie vivrà per secoli: privata della sua esistenza al punto che non solo non potrà più raccontare la sua storia, ma non potrà neanche più pronunciare il proprio nome.
Si innamorerà e verrà dimenticata, sarà la musa di artisti che neanche ricorderanno il suo volto ma, come questo libro insegna, le idee sono indomite. E per secoli Addie sarà solo l’idea di cantanti che canteranno di lei e scrittori che scriveranno di lei nonostante non sapranno mai chi è la donna che li ha ispirati.
E ciò che mi ha fatto amare questo personaggio è proprio questo: nonostante tutte le difficoltà legate al non esistere, non poter avere una casa, un lavoro, un posto in cui stare, dei legami affettivi.. lei troverà sempre la forza di andare avanti nell’arte. Nella vista di un tramonto dopo aver dormito in un campo di grano, in due attori sul palco di un teatro in cui è riuscita ad entrare proprio grazie alla sua maledizione, nel ritratto di un pittore. Saranno queste le cose che nonostante tutto, le faranno amare la propria vita e che la porteranno ad affermare che, nonostante tutto, lei lo rifarebbe. Pregherebbe di nuovo dopo il tramonto.

Ora è giusto introdurre un personaggio importantissimo: Luc. Il suo oscuro, il suo demonio, colui che le toglierà tutto e che le renderà sempre tutto più difficile per convincerla a donargli la sua anima. Prende le sembianze di un vecchio disegno a carboncino di Adeline, un disegno di quando sognava l’amore e l’uomo della sua vita. Negli anni le sarà sempre vicino in un rapporto malsano che non può esser definito né amore né odio, ma che a modo suo sarà di compagnia ad Addie e le darà qualcosa in cui credere. Qualcosa a cui aggrapparsi.
Personaggio che si può amare o odiare (cosa secondo me impossibile) ma il cui impatto nella storia non si può negare. Sarà lui fino alla fine a muovere i fili del destino, anche quando penseremo di non vederlo più nella storia. Alla fine scopriremo che tutto quel che succede, tutte le svolte finali, ogni scelta compiuta dalla protagonista.. in qualche modo era tutto controllato da lui.

Infine, Henry.
Adeline lo incontrerà per caso e per caso scoprirà che lui non è affetto dalla sua maledizione: lui ricorda. Non voglio ovviamente fare troppi spoiler quindi non scenderò nel dettaglio sul personaggio di Henry ma a me è piaciuto. Mi è piaciuta la sua storia, mi è piaciuto come è stato scritto e ho amato il suo modo di sentire e provare le cose. Inutile dire che sarà un personaggio altrettanto importante nella vita di Adeline.
Il libro finisce con un plot twist inaspettato, c’è chi lo ha amato e c’è chi lo ha odiato. Io ho pianto. Quando ho iniziato a percepire quel che sarebbe potuto succedere ho pensato che non mi sarebbe dispiaciuto, che la svolta mi sarebbe piaciuta. Ma alla fine mi è dispiaciuto eccome.
Se il finale mi è piaciuto? Sì e no. Ma non posso parlarne, vi rivelerei il finale del libro.
Dico solo che nelle ultime righe Adeline fa delle riflessioni, e sono quelle che mi hanno lasciata di stucco proprio all’ultimo quando avevo accettato il finale. Mi hanno fatto cadere tutto addosso.
Ma amo i finali alternativi, quelli che non sanno di fanservice, quindi col tempo me ne farò una ragione. Quanto ve ne vorrei parlare!

Ho amato questo libro. Ho amato viaggiare nella vita di Adeline tra viaggi nel passato e ricordi presenti, vederla adattarsi alla sua nuova dura realtà, vederla diventare una donna nuova, forte, indipendente. Il suo non arrendersi all’oscuro, il suo volersi tenere stretta la sua anima nonostante la stanchezza. È una storia piena di emozioni, una storia che parla di perdita, di speranza, di amore, di fiducia in sé stessi, di sogni, di abbandono, di luce e di oscurità.
È un romanzo completo.

È la storia di Adeline, ma in qualche modo riesce a essere un po’ la storia di noi lettori, se troviamo la giusta sfaccettatura della sua vita in cui immedesimarci.

Grazie, anche questa volta, per aver seguito il filo scostante dei miei pensieri. Se volete parlare del finale del libro con spoiler annessi, non esitate a contattarmi su instagram. Io non vedo l’ora!

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