narrativa contemporanea, romanzo storico

Recensione – Questa storia.

Titolo: Questa Storia
Autrice: Alessandro Baricco
Editore: Feltrinelli
Anno di pubblicazione: 2005

“La gente vive per anni e anni, ma in realtà è solo in una piccola parte di quegli anni che vive davvero, e cioè negli anni in cui riesce a fare ciò per cui è nata. Allora, li, è felice. Il resto del tempo, è tempo che passa ad aspettare o a ricordare. Quando aspetti o ricordi non sei né triste né felice. Sembri triste, ma è solo che stai aspettando, o ricordando. Non è triste la gente che aspetta, e nemmeno quella che ricorda. Semplicemente è lontana.”

Questo era l’unico libro di Baricco che mi mancava.

Inizio così questa mia recensione mentre il mio cervello si appresta a decidere che questo sarà forse il mio nuovo libro preferito di Baricco (primato rubato a Mr. Gwyn.)

Sono dell’idea, o meglio, quel che ho colto negli ultimi anni è che – Baricco o lo si ama o lo si odia. E io lo amo immensamente.  Al punto che mi sono chiesta se farla questa recensione, se sarei stata all’altezza del vortice di emozioni che ho provato e che a distanza di giorni tutt’ora mi scombussola.
“Questa Storia” è un libro biografico, ma non uno come gli altri. E’ una storia che ci ritroviamo a percorrere mano nella mano con il protagonista nella rete complessa dei suoi pensieri. Anzi, nelle curve della sua vita.
Il protagonista è Ultimo Parri, e ha un sogno: costruire una pista per automobili le cui curve possano rimettere in ordine il disordine del mondo tramite quelle che sono le esperienze della sua vita. Ogni curva è dedicata a qualcosa che ha provato, vissuto, qualcuno che ha amato e qualcuno che ha odiato.
Lo stile di scrittura è sempre il suo: Una progressione narrativa complessa, a tratti sincopata. La punteggiatura ha spesso vita propria ma, per quanto mi riguarda, è una delle cose che dà vita alle storie di Baricco. Eppure, rimanendo nel suo stile, questo cambia a seconda dei capitoli, ognuno a raffigurare un diverso momento della vita di Ultimo dal punto di vista di diverse persone che hanno fatto parte della sua vita. Baricco riesce a dare un diverso stile a ogni capitolo, a seconda di chi narra, rimanendo nel proprio.

Il primo capitolo è dal punto di vista di un piccolo Ultimo, parla dei suoi anni in campagna, della follia del padre di vendere tutte le sue mucche per essere il primo garage della zona a riparare macchine in una società in cui le macchine sono quasi ancora un miraggio. Qui i pensieri di Ultimo – un ragazzino pacato e curioso – si formano. I suoi sogni prendono definitivamente vita nella nebbia di una città che non aveva mai visitato, un po’ per caso una notte.

Il secondo capitolo (quello un po’ più pesante da leggere) è dal punto di vista del padre di un capitano che vuole riabilitare la memoria del figlio condannato a morte per diserzione. Qua viviamo il momento in cui Ultimo comprende che deve dare un ordine al mondo: tra i dolori della disfatta di Caporetto e il fardello di esser vivi al posto dei propri compagni.

Il terzo capitolo, sicuramente quello dalla scrittura più accattivante, è dal punto di vista di Elizaveta, l’amore della vita di Ultimo. E’ il diario segreto di una ventenne russa che impartisce lezioni di pianoforte per vivere, accompagnata da Ultimo tra le strade d’America con niente più che un furgoncino. Non c’è mai un vero e proprio contatto fisico tra i due, né viviamo mai veramente grandi interazioni tramite le parole del diario. Ma poco basta per capire l’amore celato tra le righe scritte da una ragazzina ingenua il cui unico scopo è diventare ricca. Pochi accenni a Ultimo ci bastano per capire che Elizaveta sarà l’amore irraggiungibile della sua vita.

Il quarto capitolo è piccolo, si direbbe il più insignificante: dal punto di vista del fratellastro di Ultimo, ci svela un piccolo dettaglio sulla vita del fratello. Un dettaglio che rimarrà sospeso, che ci verrà raccontato tramite i pensieri confusi di un ragazzino affetto d’autismo.

Il quinto capitolo è dal punto di vista di una Locandiera. Come in ogni capitolo, Ultimo capiterà per caso nel suo percorso di vita nella notte della famosa competizione dei Mille Miglia. Un Ultimo ormai invecchiato, disposto a non lasciarsi più sfuggire nessuna occasione. Un Ultimo che a sua insaputa perderà due tra le occasioni più importanti della sua vita (una delle quali ancora non mi molla mentalmente. Sono passati cinque giorni e ancora ci penso.)

Nell’ultimo capitolo torna Elizaveta. Qualche anno dopo la morte di Ultimo.
Non voglio dirvi cosa accade in questo capitolo, anche se leggendo il libro diventa poi un’ovvietà.
Quindi mi tengo sul vago: questo è il capitolo in cui Elizaveta scopre Ultimo. Lo scopre in tutte le sue curve, percorre ogni suo percorso di vita, percorrerà anche sé stessa. Questo è il capitolo in cui a tutto verrà dato un ordine, salvo poi esser riabbandonato al proprio disordine.
Una storia completa ma che a modo suo rimane incompleta, con quella storia d’amore costruita sulle basi di quella che compare in Forrest Gump. Una storia in cui la storia d’amore passa in secondo piano ma allo stesso tempo riesce a essere il perno di tutto.

Un percorso.
Non ho altri modi per descrivere questa storia.
Un percorso dalle immense curve, alcune brevi altre infinite, difficili da gestire.
Un percorso che accompagna il lettore dalla prima all’ultima pagina permeandone l’immaginario e le emozioni, toccandone l’anima nel profondo.
Il capolavoro di un genio, per me.

Un capolavoro che non è troppo tardi per esser scoperto.

Vostra, Maica.

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