giallo, thriller

Recensione – Il testimone chiave.

Titolo: Il Testimone Chiave
Autrice: Sarah Savioli
Editore: Feltrinelli
Anno di pubblicazione: 2021

Trama: Anna, madre di un bimbo di 5 anni e sposata, è membro di un terzetto investigativo privato di una città di piccole dimensioni dal nome non specificato – ma che per qualche ragione io mi sono immaginata come Busto Arsizio, o forse è solo il mio cuore lombardo a parlare. Il lettore viene introdotto molto presto al caso principe del breve romanzo, che coinvolge il sospetto suicidio di un imprenditore vedovo molto rispettato nella comunità locale. Un sospetto suicidio che diventa ulteriormente più sospetto quando i tre investigatori si rendono conto che il carlino della vittima potrebbe essere testimone chiave degli avvenimenti, e suddetto carlino scappa, lasciando Anna, l’autoritario investigatore Cantoni e il buon Tonino a scavare nella vita dell’imprenditore, in quelle dei due figli adulti, nelle loro attività, promesse mancate e difficili passati.


Recensione:

La mia premessa è che questo non è il solito giallo. Nemmeno lontanamente.
Ah. E che questa, è la mia prima recensione su questo blog.
Partiamo dal personaggio di Anna, che è la narratrice in prima persona al presente.
Una donna di quarant’anni appena che ci accoglie all’inizio del libro con le sue disavventure ginnastiche, mentre maledice mentalmente il fisioterapista che la costringe a fare esercizio in palestra. Anna qui ci trascina nel suo piccolo mondo, nella sua personalità esuberante, chiacchierona fino quasi al danno, disposta ad ogni scusa per saltare il fisioterapista (che però non le lascia tregua), con l’affascinante sorella minore che le scombina la vita ad ogni piè sospinto e il figlio in pienissima fase dei perché perché. Il personaggio di Anna è comico senza risultare offensivo in nessuna circostanza, non particolarmente stereotipato, una normale donna appena entrata nella mezza età… peccato che io vi stia raccontando una montagna di frottole.
Anna è speciale, ma per scoprire in che modo dovrete leggere minimo le prime 30 pagine del romanzo. Ora a me resta l’impresa del finire questa recensione senza descrivere il plot twist più importante di tutta la narrazione che l’autrice ha posizionato tatticamente nei primi capitoli. Auguratemi buona fortuna.

La storia in sé è piuttosto avvincente, sia quella del caso studiato da Anna e i suoi colleghi, che quella personale di Anna, che si intrecciano in maniera significativa per la maturità emotiva del suo personaggio. Ci sono un paio di anticipazioni ben costruite su rivelazioni che arrivano più avanti che invogliano il lettore a proseguire senza prenderlo in giro, che è un’arte a sé. I personaggi risultano per la maggior parte ben costruiti ed interessanti, nonostante alcuni siano piuttosto stereotipati, soprattutto Oxana, la badante ucraina descritta come angelo in terra e il capo di Anna, Cantoni, che potrebbe essere il detective capo di una delle qualsiasi decine di serie americane fatte con lo stampino negli ultimi vent’anni. Altri personaggi invece sembrano invece inseriti e descritti in una maniera tale da prendere i giro il lettore sui propri stereotipi narrativi. L’esempio che mi è piaciuto di più è quello di Caterina, compagna del padre di Anna; non viene mai descritta come matrigna fastidiosa, impicciona, scostante, moglie-trofeo, ma anzi viene considerata con grande affetto da Anna, con la quale ha una tenera confidenza. Come dire: introdurre la compagna del padre vedovo potrebbe essere un plot twist importante anche quello! E invece no, è l’autrice a giocare con i nostri stereotipi.
Il modo in cui il romanzo è scritto è anche esso atipico. Innanzitutto, una grossa nota va fatta sulla scelta dell’autrice di usare una narrazione in prima persona, che specialmente al tempo presente è un azzardo che pochissimi autori riescono a non mandare completamente in vacca, e che io come lettrice critico in maniera piuttosto aspra. In questo caso però è eseguita molto bene, perché ci permette di tuffarci nel mondo di Anna di pancia, un po’ come fa lei con tutto, e cosa molto importante, alleggerisce alcune delle tematiche del romanzo che risulterebbero altrimenti molto più pesanti; d’altra parte, il caso che attraversa la narrazione è un sospetto suicidio, con tutto il bagaglio emotivo che porta sia per gli investigatori che per gli investigati, bagaglio emotivo che non viene spazzato sotto un tappeto, ma anzi viene affrontato dall’autrice nelle diverse sfaccettature che assume nel corso della storia. La narrazione in prima persona permette anche di accedere al flusso di coscienza di Anna, che è una donna buffa, spesso goffa, molto consapevole di esserlo, che ha una certa auto ironia ben costruita e che si lancia in metafore ed iperbole che danno un lato fortemente comico al romanzo. Non tutte le battute di Anna sono divertenti, certo, alcune fanno cilecca persino con una lettrice come me, il cui senso dell’umorismo è talmente simile a quello del personaggio che mi ha fatto seriamente fare due domande su quello che dico e faccio di tanto in tanto. Anche alcuni dialoghi nel libro suonano forzati e rischiano di andare a scapito della narrazione, come quando all’inizio del romanzo una conversazione tra Cantoni e Anna vede Cantoni spiegarle che non possono usufruire dello stesso tipo di risorse della polizia nell’indagine, cosa che viene specificata per il bene del lettore ma che Anna dovrebbe sapere benissimo, e che quindi risulta forzatissima in quel contesto.

In conclusione, Il Testimone Chiave è un bel romanzo, leggero, che può essere letto in un bel fine settimana soleggiato, speciale senza risultare troppo complicato, nonostante i piccoli difetti nella narrazione.

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